Madre Terra (la nuova indagine di Maurizio Nardi) di Chiara Marchelli

Narra la leggenda che a Volterra si riunissero le streghe più potenti d’Italia e che ogni sabato si raccogliessero per riti satanici e Sabba. E sempre a Volterra Chiara Marchelli ambienta Madre Terra, la nuova indagine di Maurizio Nardi (NN Editore) che di Volterra, appunto, è il comandante della locale stazione dei Carabinieri.

Sono trascorsi due anni da quando abbiamo lasciato Maurizio Nardi e il suo carattere problematico e spinoso, incline alla malinconia, ai flussi di pensieri che lo accompagnano da casa alla caserma, dalla corsa alla taverna. Nel frattempo, l’Italia – e con lei il mondo intero – è stata investita dal Covid, dal lockdown, dalle misure di restrizione, da un cambiamento profondo e molecolare anche nei rapporti umani da cui non ne siamo affatto usciti, come invece ci eravamo ripromessi, migliori. Ne siamo usciti, semmai, più diffidenti, sfiduciati, aggressivi, spietati. E a farne le spese, questa volta, è Mirela Dragan, una rom immigrata a Volterra da oltre dieci anni insieme al figlio Yanko proprio per dare a quest’ultimo una possibilità di crescere sereno, oltre i pregiudizi etnici, oltre le superstizioni e i fanatismi. Ma pregiudizi, superstizioni e fanatismi seguono i due come un’ombra inseparabile dal corpo che la proietta e altrettanto incancellabile. Nemmeno il matrimonio con Mazzino Taddei, un pensionato del posto, salvano Mirela e Yanko dalle tante preclusioni imposte dalla loro origine. Mirela viene subito catalogata come una strega e Yanko come un ragazzino difficile, inquieto, strano, sospetto. Questo è, almeno, quel che sostiene, Maddalena Ballarini, la prima insegnante di Yanko, fornendo un imprinting (non solo sotto il profilo scolastico) che è come un marchio a fuoco. Tanto più che sempre la suddetta Ballarini è convinta non solo che Yanko sia un elemento di disturbo ma che Mirela abbia sedotto il marito costringendola a divorziare.

Non bastasse, la Ballarini è anche a capo delle Devote di San Giusto, un gruppo di pie (???) donne che si occupa delle attività amministrative e ricreative della locale parrocchia, parrocchia che è anche il luogo di lavoro di Mirela, visto che l’unica cosa che è riuscita a trovare per guadagnare qualcosa è proprio un posto da donna delle pulizie per la chiesa.

Non c’è pace, insomma, né per la madre né per il ragazzo che cresce sempre più irrequieto, nervoso, tormentato. E forse nemmeno la morte di Mirela porterà la pace. Una morte atroce, sporca in tutte le accezioni del termine.

E non c’è pace neppure per Maurizio Nardi costretto a inseguire i demoni di Mirela, Yanko, Mazzino, Maddalena. Senza contare i suoi (chi è Giulio?) e persino quelli (metaforici e non solo) del nuovo parroco, Don Pasquale, o Pascal, anche lui un immigrato, un congolese, un prete di colore che aggiunge discriminazione a discriminazione, intolleranza a intolleranza. E non è solo lo stomaco del comandante a risentirne, ma (forse) anche il cuore.

Maurizio Nardi, del resto, lo abbiamo già sottolineato, è uomo loico e viscerale come la scrittura della Marchelli, una scrittura che graffia, scava, smuove passato e presente, testa e pancia, ragione e sentimento alla ricerca di una soluzione che forse non c’è e se c’è – quando c’è – lascia più interrogativi che risposte. Schiaffeggia il lettore con la crudeltà della vita e della realtà, e soprattutto con l’impotenza della giustizia, quella giustizia che appartiene solo alla Madre Terra, alla Demetra piangente che cerca la sua Persefone inghiottita dall’Ade, e con cui Maurizio Nardi è il primo costretto a farci i conti.

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