Il grande scherzo, la vendetta di Arianne di Antonella Di Martino

Finalista al Torneo IoScrittore 2021 (Gruppo Gems), Il grande scherzo, la vendetta di Arianne di Antonella Di Martino è un noir a tratti tragicomico incentrato sulle ricadute a lungo termine di una famiglia disfunzionale sull’io di una persona e si interroga sulla domanda: cosa si è disposti a fare quando ormai non si ha più niente da perdere?

Ambientato in una Aosta che più diversa non potrebbe essere da quell’immagine idilliaca che tutti noi abbiamo di una città arroccata nella valle omonima tra i monti Emilius, Pointe de la Chaligne e Becca di Nona, attraversata dal corso della Dora Baltea, il romanzo (diviso in due parti: Scavi e Riconciliazione) si apre con la sua protagonista, Arianne, che, perso il lavoro e forse anche l’amore della sua vita, scoperto un male che crede incurabile, tormentata – letteralmente – dalle ferite di un passato che ritorna a ondate sempre più prepotenti nella sua vita, decide di far ritorno nella sua città natale, Aosta appunto.

Qui troviamo la famiglia Draquignaz, ben inserita negli ambienti politici e affaristici locali, che comprendono corruzione e infiltrazioni con associazioni mafiose. Ci sono la capricciosissima Chantal Cerise, moglie dell’inane Augusto Draquignaz, figlio del potente capostipite Joseph con il loro viziatissimo figlio André. E la vecchia (e oltremodo ricca Adelina) madre.

Mentre Arianne si nasconde in una baita, il lettore vede scomparire questi personaggi uno a uno inghiottiti dal desiderio di vendetta di un vecchio scherzo finito male, fino all’intervento del vecchio Draquignaz in persona che rivela rapporti insospettabili proprio con la nostra Arianne. È tutto finito? No, perché come da un sassolino può scaturire una valanga, così ogni azione porta con sé reazioni e conseguenze e queste ultime sono le più dure da affrontare, potendo godere del potere del tempo che le dilata fino a non poterle più contenere.

Romanzo scritto con grande consapevolezza (di mezzi linguistici, sintattici, narrativi in genere), con una trama ben strutturata, un’ambientazione protagonista tanto quanto lo sono i personaggi e, soprattutto, ricco di suspense senza trascurare l’introspezione e l’analisi dei sentimenti a cominciare dalla protagonista Arianne, che per dirla con Young si presenta come l’Innocente che il viaggio della vita ha trasformato in una Fuorilegge, che ha ormai varcato la soglia e si comporta come Liberatrice, dea oscura che si arroga il diritto di scegliere la vita o la morte, la vendetta o la riconciliazione, imponendo un azzeramento: dopo il suo passaggio nulla può più essere come prima. O no?

Il grande scherzo di Antonella di Martino è una storia che pur toccando note tragicomiche orchestra una partitura che rapisce i sensi del lettore.

Ma leggiamo, ora, quello che la stessa autrice ci ha detto:   

  1. Raccontaci la genesi di questo romanzo, l’ispirazione, la caratterizzazione dei personaggi, l’attuazione della trama e dell’intreccio. 

La Valle d’Aosta è una regione piccola, piccolissima: non è difficile incrociare storie vere tutt’altro che irrilevanti. Siccome la mia memoria tende a conservare con cura il peggio, ho sempre a disposizione una quantità notevole di materiale da cui attingere. Per esempio: il figlio di Giovanni Selis, il Pretore di Aosta scampato a un attentato dinamitardo nel 1982 e morto suicida nel 1987, era stato un compagno di giochi di mio fratello. Questo tragico evento è stato dimenticato per anni, ma io ricordavo le confidenze della moglie a mia madre, che sono diventate una fonte di ispirazione per l’ambientazione “morale” del romanzo. Rivedere qualche data può essere illuminante: l’adolescenza di Arianne risale proprio alla fine degli anni ottanta, il progetto di questo romanzo risale al 2010, soltanto nel 2019 è stata inaugurata una stele in memoria dell’attentato.

Altre storie vere, testimoni di una violenza non meno efferata, sono confluite nella genesi della trama e dei personaggi. Non potrò mai dimenticare il caso della figlia di un’amica, una bimba di circa sette anni violentata sotto casa sua, da un ragazzo a volto scoperto. Il colpevole è rimasto impunito. Anni dopo, ho saputo da mio marito, medico legale, del caso di due sorelline che riportavano cicatrici di ustioni di sigarette sulla pelle. Queste vicende hanno segnato la mia vita.

  • La perdita del lavoro, del marito, la malattia. Quando il lettore incontra Arianne si trova di fronte a una donna che apparentemente ha perso tutto. Sapere di non avere più niente da perdere, può portare l’essere umano a dare libero sfogo alla parte peggiore di sé senza preoccuparsi delle conseguenze?

La cronaca riporta qualche esempio di questo meccanismo, non troppo difficile da immaginare. La convinzione di non avere niente da perdere può avere effetti poco verosimili. Tempo fa ho creduto davvero, sbagliando, di aver contratto una malattia incurabile: per qualche giorno ho provato una stupefacente euforia, tanto effimera quanto insana. Tutto sembrava diventato così semplice! L’euforia di fronte alla morte è tipica dei soldati in guerra, ci sono stati diversi testimoni di questo fenomeno controintuitivo.

  • Quella dei Draquignaz è senza dubbio una famiglia disfunzionale. E se ripenso ad alcuni dei tuoi romanzi precedenti (Una famiglia bellissima e Diecipercento e la Gran Signora dei tonti), mi accorgo che la famiglia con i suoi spigoli e le sue ombre è spesso al centro delle tue narrazioni. C’è una ragione particolare?

La famiglia uccide più delle organizzazioni a delinquere. Non c’è da stupirsi, la famiglia è l’istituzione sociale più diffusa e contiene le relazioni emotive più importanti. Le storie di famiglie ricchissime e importanti e disfunzionali che ho conosciuto sono tante e non riguardano soltanto la Valle d’Aosta. Negli anni dell’Isola Felice in Valle d’Aosta circolava moltissimo denaro, e la ricchezza genera avidità, corruzione e altri mostri noti alla cronaca: questo avviene all’interno della famiglia e della società, che è “la famiglia della famiglia”.

  • La Valle d’Aosta che descrivi tu è totalmente diversa dall’immagine di regione quieta e bella, tutta natura, bellezza, pulizia. La nostra mente si auto-proietta stereotipi forse per dare un ordine alle cose ma più che l’ordine dobbiamo imparare a convivere col caos (e questo libera da tanti pregiudizi).

Concordo: gli stereotipi rassicurano, ma sono fuorvianti. La natura valdostana in effetti è stupenda, inoltre il livello di pulizia è sicuramente più elevato di quello che si riscontra nella regione in cui vivo, pure la qualità delle cure mediche è superiore. Posso aggiungere che Aosta ospita una biblioteca pubblica notevole e ha organizzato mostre stupende. Ripeto: il denaro è circolato in abbondanza, talvolta è stato ben impiegato. Tuttavia, come dici tu, questo non basta a costruire l’Isola Felice.

  • Se Arianne è il personaggio femminile indiscutibilmente protagonista, gli uomini sono coprotagonisti rappresentanti ognuno una perversione (fa eccezione solo Luca) diversa. Cosa ci puoi dire su di loro?

Uno dei personaggi maschili è attratto sessualmente e sentimentalmente da qualsiasi tipo di essere umano, senza distinzione di sesso, genere, orientamento: lo definirei pansessuale, non perverso. Certo, nutre sentimenti capricciosi e fatui, ma non parlerei di perversione. Riguardo gli altri, domina il sadismo, forma di perversione piuttosto frequente, celata dallo stigma sociale. Ai tempi dei romani nei circhi si assisteva ridendo alla morte degli esseri umani. I talebani hanno esibito le esecuzioni negli stadi. Ancora oggi, il sadismo nei confronti degli animali può essere considerato una bambinata. Per qualcuno, lo stupro rimane una ragazzata. Arianne è cresciuta in un ambiente di degrado morale estremo, in cui le donne sono consapevolmente complici, personaggi non meno negativi dei maschi: non è un caso, se la sua prima vittima è una donna.

  • Tu hai intitolato la prima parte “Scavi” e la seconda “Riconciliazione”. Dopo aver scavato in un passato come quello di Arianne e dei Draquignaz, è davvero possibile riconciliarsi?

In questo caso particolare, mancano i presupposti affettivi e morali per una reale riconciliazione. L’unico personaggio sano della famiglia d’origine di Arianne è nonna Iris, che muore prematuramente, mentre le sorelle non sopravvivono alla violenza conflittuale messa in atto negli anni dell’adolescenza. Non è difficile ricordare casi di morti sospette, suicidio e malattie mentali nell’ambito di famiglie estremamente facoltose, note a livello nazionale e internazionale.

  • Com’è stata l’esperienza del Torneo IoScrittore? La consiglieresti? A chi in particolare?

L’esperienza finora è stata molto istruttiva, sono felice di aver tentato. Consiglierei il Torneo agli esordienti e a chi vuole sottoporre un manoscritto alla possibilità (ci vuole sempre fortuna) di ricevere giudizi sinceri, disinteressati… e gratuiti. In particolare, il Torneo offre una nuova possibilità a chi è sempre stato o è finito ai margini del mercato editoriale. A mio parere, i talenti più interessanti del Torneo emergono soprattutto dai manoscritti che hanno ottenuto la pubblicazione digitale e on-demand: ho letto romanzi di qualità, non aderenti ai consueti canoni di selezione, talvolta ripubblicati in cartaceo dalle Case Editrici GeMS.

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