Non è un paese per single di Felicia Kingsley

Non è un paese per single (Newton Compton Editore) è l’ottavo romanzo di Felicia Kingsley, il decimo se contiamo anche le due novelle Appuntamento in terrazzo e Il mio regalo inaspettato ma decisamente non è il migliore.

Belvedere in Chianti è un piccolo borgo sulle colline toscane, dove abbondano ulivi e vigne ma di scapoli non c’è nemmeno l’ombra. Qui, alle Giuggiole, presso villa Ricasoli, vive Elisa Benetti con la sorella Giada, la madre Mariana, la figlia tredicenne Linda e la “maggiordonna” Donatella, dipendenti del vecchio conte Umberto: Mariana si occupa della casa insieme a Donatella, Giada fa l’estetista, ma è soprattutto Elisa a far andare avanti la tenuta con il suo impegno nei vigneti. Alla morte del conte, tuttavia, la villa e tutta la proprietà passano ai suoi nipoti, Charles e a sua sorella gemella Caroline Bingley che arrivano nel paesino non troppo convinti del futuro che intendono dare alla loro eredità. Tenerla o venderla? Quest’ultimo è il suggerimento del suo migliore amico Michael D’Arcy, altrettanto ricco e, soprattutto, single. Perché se c’è qualcosa che a Belvedere manca davvero sono proprio gli uomini in età da marito. Tutto l’universo femminile è in fermento, se è vero, come insegna la cara vecchia Jane Austen che sia universalmente noto che uno scapolo in possesso di un’ampia fortuna è necessariamente in cerca di una moglie.  E anche perché questo è, di fatto, un retelling di Orgoglio e pregiudizio, e quindi una parte della storia, almeno, è già scritta.

Felicia Kingsley, ovviamente, ci mette del suo e immagina che in realtà le sorelle Benetti conoscono i Bingley e D’Arcy fin dall’infanzia, anche se è un po’ di tempo che non si vedono più e le vite di ognuno hanno prese strade impensabili e diverse. Quello che, invece, non è cambiato è il feeling tra Elisa e Micheal, un feeling che si nutre di odio-amore, attrazione e repulsione, accordi stuzzicanti e disaccordi inderogabili.  

Tra malintesi, colpi di scena, e le immancabili chiacchiere di un paese in cui tutti sanno sempre tutto, si apre la danza delle coppie più famose ma anche improbabili della letteratura.

Improbabile, a dire il vero, è l’aggettivo che meglio definisce a mio parere questo romanzo: lasciando da parte la matrice austeniana, sono davvero poche le cose che funzionano sotto il profilo narrativo, a partire dalla lingua. La Kingsley ha fatto della capacità di plasmare la lingua italiana in forme brillanti, vivaci, sottili quasi un marchio di fabbrica, le sue battute di dialogo non sono mai scontate, le metafore sempre originali, le descrizioni autentiche e imprevedibili, laddove il romance si caratterizza, per sua stessa forma intrinseca, come scontato e prevedibile. Ma di questo talento in Non è un paese per single non c’è traccia. Il tono è piatto, nonostante le frequenti interpolazioni con il toscanaccio (peraltro misteriosamente scomparso nella seconda parte), ma anche qui: è troppo, tutti parlano nello stesso modo, non si distingue una voce da un’altra, un registro dall’altro. Persino i piani della narrazione (con il doppio POV Elisa/Micheal) sono appena percepibili.

Scene e personaggi sono un susseguirsi di cliché e caricature esasperanti, protagonisti inclusi e non solo le cugine Cozze, gag masticate e rimasticate, macchiette trite che sostituiscono la formidabile ironia tipica di quest’autrice in parodia.

Di schiettamente kingsleiano resta il ritmo, serrato, incalzante che permette alla lettura di essere comunque un piacevole passatempo in grado di scivolare via velocemente. Ancora più velocemente perché dopo aver letto Non è un paese per single ti viene subito voglia di leggere qualcos’altro di questa scrittrice e ritrovare la Felicia Kingsley indiscussa regina del romance italiano. Ma cosa ho letto, e come l’ho trovato, ve lo svelo nella prossima recensione.     

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