L’aria intorno a noi di Tom Malmquist

È una coincidenza, nient’altro che una coincidenza, che L’aria intorno a noi di Tom Malmquist (NN Editore) sia uscito quasi contemporaneamente al respingimento da parte della Corte Costituzionale del testo del referendum sull’eutanasia per “vizio di lingua”, se così possiamo dire. Ma se dovessi provare a spiegare a qualcuno cosa si potrebbe intendere con “omicidio del consenziente”, e perché ha portato all’inammissibilità referendaria, ecco che il caso Mikeal K. sarebbe un esempio formidabile.

Il caso Mikeal K. è, appunto, al centro del romanzo-inchiesta dello scrittore svedese, sconosciuto, ma non ancora per molto, nel nostro paese (la stessa casa editrice ha annunciato di aver acquisito i diritti per la traduzione e pubblicazione del primo romanzo, In every moment we are still alive). Un cold case, un suicidio o forse un omicidio (omicidio del consenziente?) risalente al 1991 che nel 2010 torna improvvisamente a perseguitare l’autore/protagonista.

Mentre in soffitta recupera dei bicchieri avvolti in vecchi giornali per la festa di compleanno della compagna Karin, Tom Malmquist legge per caso la notizia della morte di Mikael K., un uomo di trent’anni trovato privo di vita in una grotta alle porte di Stoccolma. Omicidio o suicidio? Il fatto risale al 1991, al tempo in cui Tom era un adolescente inquieto, giovane promessa dell’hockey su ghiaccio che tuttavia non prova più, per il gioco, l’emozione del passato; figlio del più grande giornalista sportivo svedese (diventato a sua volta oggetto di cronaca quando aveva fatto scoppiare con le sue denunce il più grande scandalo scommesse della Scandinavia). Ma anche a quel tempo il caso Mikeal K. aveva agito da catalizzatore sull’attenzione e sui turbamenti del giovane Tom che tornano a rinnovarsi a quasi vent’anni di distanza. Troppe sono, infatti, le inquietanti somiglianze tra la vita dell’uno e dell’altro: il libro sul suicidio trovato dagli inquirenti su di un tavolino nel soggiorno della vittima e che anche Tom conserva in libreria; il quartiere in cui viveva Mikeal e in cui pochi anni dopo si trasferirà a vivere anche Tom con la sua famiglia; lo stesso senso di disperazione e solitudine.

L’unico modo che ha Malmquist di liberarsi dall’opprimente senso di essere legato a Mikeal in maniera quasi surreale, «come una palla appiccicosa a cui si sono incollate un sacco di altre cose», è riaprire quell’indagine e scoprire la verità, e l’unico modo in cui lui, poeta e scrittore, può farlo è attraverso la parola in tutte le sue sfumature: quelle degli atti processuali e delle testimonianze del tempo che riesce a recuperare grazie all’aiuto di un ex agente della polizia di Stoccolma in pensione; quelle dei giornali che raccontarono l’accaduto; quelle, infine, dei colleghi di Mikeal, dei presunti amici, della sua famiglia. Ricavare una langue dall’agglomerato di parole (di saussuriana memoria) è il modo tipico di operare delle scrittore, ricondurre all’ordine il caos, ma anche agire demiurgicamente nella storia irrisolta di Mikeal ricomponendo, innanzitutto, i pezzi della sua vita, pezzi di un puzzle buttati in aria come coriandoli e che l’autore raccoglie con pazienza.

Chi era Mikeal K.? Un uomo qualunque, uno smistatore postale, molto riservato, forse gay, forse misantropo, «un tipo strano, distante ma simpatico. […] Sembrava quasi un fantasma che si aggirava in silenzio, senza disturbare nessuno». Un uomo che aveva spesso manifestato il desiderio di togliersi la vita, che addirittura aveva chiesto a un amico di aiutarlo a mettere in atto quel suo desiderio turbato. Eppure, il modo in cui Tom è stato trovato morto non parrebbe coincidere con quelle di un suicidio: un omicidio consenziente? Un omicidio e basta?

Tom Malmquist si muove con grande consapevolezza tra autofiction e true crime, senza risparmiare al lettore sprazzi della sua stessa vita, messi a nudo con la stessa chirurgica precisione di quelli di Mikeal K. in un intreccio che porta allo stesso nodo da sciogliere: che cos’è l’aria intorno a noi?

«Non riuscivo a smettere di pensare al significato dell’aria. Era ossigeno, necessario alla vita. Ma era anche vuoto.»

E l’aria intorno a Mikeal e a Tom sembra risucchiata da un vuoto pneumatico che solo la verità può riempire.

Una lettura magnetica, che travolge il lettore dalla prima all’ultima parola, una lunga corsa a ostacoli che si conclude con un lungo respiro. Per riempire, finalmente, d’aria i polmoni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: