La voce dentro di Frances Levinston

La voce dentro di Frances Leviston (NN Editore nella traduzione di Ada Arduino) è una delle raccolte di racconti scritte da un singolo autore più poderosa e notevole che abbia letto da un po’ di tempo. Per ritrovarne una dalle caratteristiche affini (ma non simili) e che mi abbia suscitato così tante e contrastanti emozioni – il risentimento, gli atteggiamenti passivo aggressivi, la misoginia, le dipendenze, i sensi di colpa – devo tornare a La parola magica di Anna Siccardi (sempre NNEditore).

Al centro di ogni storia c’è, appunto, un personaggio chiamato Claire. Claire che perde la sua occasione (La voce dentro); Claire che si nasconde per confezionarsi da sé il vestito per il matrimonio della cugina (Sangallo); Claire che affida a un robot la madre anziana per poter andare in Olanda per una borsa di studio (Patience); Claire che discute con un uomo più grande di lei di amore e gentilezza (L’uomo della camera numero 6); Claire che torna in un’innominata isola greca tra pathos e nostalgia, e forse anche un po’ di hybris (Insieme con loro intercedi per tutti noi); Claire che fa un gioco pericoloso mentre fa da babysitter (Le due possibilità); Claire che affida a un burattino l’ultimo, disperato grido contro sua madre (Muster e i suoi burattini presentano…); Claire che cerca una fonte per un articolo da scrivere sul giornale universitario e finisce per imbattersi in una storia di razzismo e sessismo (La fonte); Claire che si tappa le orecchie davanti a un pianoforte muto (Plight); Claire che affida a un diario le sue sensuali fantasie erotiche (Non si sposarono mai). Claire, Claire, Claire…

«Per molto tempo, Claire sostenne che se arrivi a conoscere molto bene qualcuno, chiunque, allora in un certo senso inizi ad amarlo. L’amore è un ingrediente della familiarità. Non ha molta importanza con chi riesci a raggiungerla. Non è necessario che abbiate cose in comune.»

E alla fine si ama Claire proprio per il senso di familiarità che suscita, per tutte le cose che, pagina dopo pagina, racconto dopo racconto, si scopre di avere in comune. Soprattutto per l’idea che ognuno di noi non sia tanto un’individualità compatta benché complessa, quanto una molteplicità frammentata i cui pezzi non formeranno mai un’immagine congiunta. Ed è proprio questo uno dei due temi (insieme a quello “della madre”) che, come in una fuga di Bach, si seguono e si inseguono in una struttura contrappuntistica che esplora tutte le possibilità offerte dall’arte della narrazione caricandosi di un profondo valore emozionale ed espressivo. Due temi che, peraltro, proprio come i movimenti di una fuga sono melodicamente intersecati e non separabili.

Il tema della madre, si diceva. Tutte le Claire che incontriamo in questa raccolta hanno un conflitto con la propria madre che condiziona il loro rapportarsi al mondo e alla vita. Sono reazioni, resistenze, obiezioni diverse a una delle relazioni più fondamentali della nostra esistenza e che ne influenza e spesso indirizza il corso, un’esplorazione che solo il genere racconto può narrare nelle sue infinite sfumature.

Frances Leviston è una poetessa, qualità, questa, evidente nella musicalità del linguaggio, nel lirismo delle descrizioni, nel ritmo dei dialoghi. La scrittura è nitida pur custodendo un intero arcobaleno di interpretazioni/sfumature/obliquità. Variazioni sul tema, come tutte lo sono tutte le Claire de La voce dentro.

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